La guerra dei video: da YouTube a TikTok e Twitch


Un ragazzo, due elefanti e una videocamera si trovano in uno zoo. No, non è l’inizio di una barzelletta. Siamo a San Diego, la primavera sboccia anche se è una giornata ventosa. Il giovane ragazzo parla stupito delle dimensioni dei due pachidermi alle sue spalle in un video di 19 secondi. Lo stesso anno in Italia la leva militare smette di essere obbligatoria, viene firmato il protocollo di Kyoto, muore papa Giovanni Paolo II e il Liverpool batte il Milan ai rigori in finale di Champions.

È il 25 Aprile 2005 ed è nato uno dei progetti più riusciti nella storia dell’internet: quel ragazzo si chiama Jawed Karim, uno dei fondatori di YouTube.

Sono passati 16 anni e tutto è cambiato.

Tempesta in arrivo

Oggi solo i primi 10 video più visti di sempre superano 50 miliardi di visualizzazioni. YouTube rimane il secondo sito più visitato al mondo dopo Google, combattendo oggi contro “giovani” bulli agguerritissimi: TikTok e Twitch.

Queste due piattaforme tengono in pugno la Generazione Z e seguono un’ascesa ultra verticale. Anche queste si basano sulla condivisione video, puntando, almeno in una prima fase, a gruppi di nicchia rispetto alle ampie sfaccettature di pubblico che riesce ad assumere il Tubo. Con un bacino di utenza sempre più in crescita, puntano diritte verso l’acquisizione totale del tempo libero dei giovani.

TikTok sta sempre di più ampliando i temi trattati, abbandonando repentinamente la nomea di strumento usato dai “bimbi cringe per fare i balletti”: sta maturando con il suo pubblico.

La Web Tv di Amazon, pur avendo già il monopolio dei contenuti live, grazie ai fondi infiniti di Mammo Jeff Bezos, può con facilità scaricare tutto il materiale estratto dalle live, che viene poi ricaricato nella piattaforma di Google. Twitch aspetta adesso solo il momento nel quale non avrà più bisogno di pubblicità gratuita.

Pronta a combattere

YouTube non si era mai trovata a fronteggiare nemici così forti dai tempi della guerra lampo con Facebook Watch ma è già corsa ai ripari: ha modificato ancora una volta il suo famoso algoritmo.

Saltando dentro la sua home infatti si nota subito che qualcosa è cambiato: al primo sguardo compaiono molti più video con durata inferiore al minuto.

Il trionfo di meme, clip e raccolte brevi possono far pensare a una dichiarazione di guerra da parte della piattaforma, che sta adattando l’algoritmo ai contenuti dei competitor. Tutt’altro, YouTube sta solo alzando l’asticella favorendo la qualità: il sistema pensato da Google favorisce infatti i contenuti che vengono visti per intero, sfavorendo così tutti i video clickbait e di poco interesse, indipendentemente dalla loro data di pubblicazione.

Il binge watching è inevitabile, spingendo l’utente dentro una spirale infinita di video e portandolo a guardare ore di formiche intente a costruire la loro casa senza annoiarsi un attimo.

Rossa come una fenice

In definitiva, YouTube è sempre stata liquida, capace di prendere la forma del trend del momento, adattando i suoi contenuti nella maniera più intelligente possibile e ritrovando nel suo costante autodistruggersi, per poi reinventarsi, la chiave del successo.

Rimane dunque una piattaforma su cui investire per promuovere i brand. Una piattaforma matura, ormai ottimizzata alla perfezione per raggiungere il target di riferimento.

Non solo intrattenimento

Nonostante le piattaforme video nascano come canali di intrattenimento, resta il fatto che queste rappresentano un ottimo mezzo per le campagne di advertising dei brand. Ne è un esempio Vidoser, l’app che abbiamo sviluppato all’interno di CreationDose, pensata per connettere ogni brand con la giusta audience e valorizzarne la presenza sui social network. Grazie alle sfide lanciate in app, i brand possono attivare la community di Vidoser per la creazione di contenuti video da condividere sui principali social così da aumentare la propria fanbase, potenziando l’engagement e rafforzando la propria immagine online.

Sono diverse, quindi, le possibilità di distribuzione di video content online per la promozione di un brand. È comunque necessaria una strategia mirata per riuscire ad ottenere risultati positivi ed emergere dalla massa dei competitor.

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