La strada dei social è lastricata di figure di merda epocali, che sembrano così irreali da risultare spesso studiate a tavolino, per beccare un po’ di like, commenti e condivisioni, in linea con il vecchio adagio dello star system “basta che se ne parli”.

Ma anche no, sui social perdere la reputazione è un attimo, gli utenti sanno essere cattivi quasi quanto i bambini dell’asilo, che ti fanno gnegnegnegne se solo fai una mossa sbagliata, causandoti dei danni che poi sfoghi da grande, magari ammazzando di botte un automobilista in coda al semaforo.

Si, perché prendere per il culo una persona può anche essere divertente, ma quando sono in 100k e tu sei un povero community manager stagista precario, frustrato e vessato dalla mattina alla sera dal responsabile marketing che si è formato nel 1973 quando al massimo faceva lo spot nella tv locale “Teleammollo”, la cosa si fa un po’ più difficile.

Poi, se l’azienda di turno prende anche il community manager incompetente, cuggggino del nipote del portiere dello stabile, allora un po’ (ma proprio un po’) secondo me te la sei andata a cercare. Hai presente quella cosa della rana nel pentolone dell’acqua? Ecco, tu brand che decidi di affidarti a gente improvvisata, che non sviluppi una strategia, che non hai un protocollo per la gestione della crisi – insomma che procedi #acazzodicane – sei come la rana che non si accorge della temperatura che sale semplicemente perché è un aumento graduale, e con il tempo ci si abitua a tutto, anche all’acqua bollente che ti lessa il culo.

Il 2015 è stato un anno florido di #epicfail (o figure di merda, decidi tu), che hanno coinvolto personaggi e brand molto noti, facendo non pochi danni.

In questo articolo te ne elencherò qualcuno, perché elencarli tutti mi porterebbe via troppo del mio preziosissimo tempo, e considerando che i guest post si fanno aggratise, non ci penso proprio.

Scherzo, ma anche no. (NdR: Anfame!)

Andiamo a New York passando da San Francisco?

Lo so cosa stai pensando, che non ha nessun senso andare a New York passando per San Francisco, considerando che si trovano ai due estremi opposti degli USA; se fosse un viaggio on the road, potrebbe anche starci, ma se si tratta di prendere un aereo, allora è un po’ una cazzata.

La Emirates, la compagnia aerea araba, ha tempestato le nostre città di cartelloni pubblicitari nei quali proponeva un’offerta per volare a New York ad un prezzo scontato. Peccato che nel visual dell’offerta fosse riportato il Golden Gate di San Francisco, che, a meno che non lo abbiano spostato a nostra insaputa, non si trova a New York.

L'#epicfail di Emirates

Complimenti, la prossima volta in geografia vi interroghiamo sul Molise, magari mi dimostrate più ferrati.

Se non sei etero, niente pandoro

Eh si, in questi giorni in cui impazza il tema dei diritti delle coppie omosessuali, riportare alla luce la triste vicenda della Melegatti può essere doloroso (ti capisco), ma è stata una figura di merda epica che non posso non menzionare.

Questi geni della comunicazione (perché sono dei geni) sono riusciti ad offendere tutti i gay della nostra bella Italia aperta e moderna con un visual su Facebook, questo visual.

L'#epicfail di Melegatti

Ora, qui io ci vedo quattro problemi enormi:

  1. Il copy si droga, e va aiutato;
  2. Il designer stagista deve essere rimasto al 1995 e usa ancora Paint;
  3. Perché quelli non fighi non possono essere amati? Che poi mica tutti i gay sono fighi. Anche questa è discriminazione, o no?;
  4. Come si fa a fare un post omofobo e poi avere un pandoro brandizzato Valerio Scanu? Sarebbe come difendere la musica di qualità organizzando una campagna con testimonial Gigi D’Alessio.

La gestione della crisi è stato il classico esempio di pezza peggiore del buco, perché pensare di lavarsene le mani dando la colpa all’agenzia incaricata di gestire i social per conto dell’azienda è come scivolare sulla buccia di una banana e prendersela con i Minions.

L'#epicfail di Melegatti

Cioè, ma davvero?

Non fare giochi erotici con il parmigiano

Questo è il mio preferito, perché quando si mischia un prodotto alimentare fortemente legato al territorio e alle tradizioni gastronomiche italiane ed il mondo del porno, non viene fuori l’hashtag #foodporn, per niente.

Pornohub ha realizzato uno spot nel quale associa il suo servizio premium con il parmigiano reggiano, che è un formaggio top.

Beh, quelli del Consorzio non l’hanno presa proprio benissimo, ed in parte li capisco, come ho spiegato in questo ottimo post di Matteo Pogliani dedicato proprio all’argomento. Dall’indignazione all’azione legale, però, ne passa, eccome.

Peccato, perché avrebbero potuto cavalcare l’onda e sfruttare la popolarità derivante dallo spot, ma non è andata così, ed è inutile piangere sul formaggio versato.

Mi sarebbe piaciuto scoprire qualche uso meno ortodosso del parmigiano, ma sono sicuro che se cerco online qualcosa la trovo.

Da grandi mani derivano grandi responsabilità

E’ il re dei social, quello con un engagement da fare invidia anche al miglior Community manager, capace di costruire una presenza su Facebook davvero eccellente, da studiare e far studiare a chiunque voglia lavorare nel magico mondo del social media marketing.

L'#epicfail di Gianni MorandiSto parlando, ovviamente, del grande Gianni Morandi, che con i suoi autoscatti e le foto fatte da Anna ci regala ogni giorno delle perle difficili da dimenticare. Ma la sua grandezza non è tanto nei contenuti che pubblica, ma nella gestione delle interazioni, che è veramente eccellente.

Tra un abbraccio e l’altro, riesce a non farsi fregare da troll, disturbatori professionisti e rompicoglioni della peggior specie, ma anche i migliori ogni tanto sbagliano, soprattutto tra le 13 e le 14. Ma si sa, a quell’ora uno si ferma un attimo per mangiarsi una cosa, tanto per non far brontolare lo stomaco, e ci sta che si commetta una leggerezza.

Quella didascalia, tra le 13 e le 14, ha fatto scoppiare il caso, con orde di social media qualcosa pronti a puntare il dito e urlare “t’ho beccato! Allora ce l’avevi uno strategist alle spalle!!?!?!?!11!!!11?”.

Onestamente, ma chi se ne fotte? Ma chi ha mai pensato che una pagina da un milione e passa di fan e migliaia di interazioni ad ogni post potesse essere gestita direttamente da lui? Ma che davvero? Eppure tutti a gridare all’epic fail, delusi da questa atroce scoperta. Mah…chi li capisce è bravo.

Che ne dici di un bel viaggetto in treno con tutta la famiglia?

L’ultimo epic fail sui social network in ordine di tempo è quello che ha visto coinvolta Italo Treno, la compagnia di trasporti ferroviari alternativa a Trenitalia (anche Jacopo ne ha parlato sempre su questo blog). Il problema? Aver creato una convenzione in occasione del Family Day del 30 gennaio a Roma, che prevede uno sconto del 30% sul costo del biglietto utilizzando il codice FAMILY30.

L'#epicfail di Italo Treno

La cosa ha fatto incazzare le varie associazioni in difesa dei diritti degli omosessuali, ma non solo, salvo poi scoprire che due anni fa Italo aveva fatto una cosa simile in occasione del Padova Pride Village.

Il vero problema, come ho spiegato anche in un mio Pulse, è stata la gestione della comunicazione e della crisi da parte dell’azienda, veramente imbarazzante.

Tra un “noi pensiamo ai soldi” e un “ragazzi” alla Barbara D’Urso, fino alle patetiche scuse finali, Italo ha fatto una mega figura di merda, che mi auguro non comprometta le sorti di un’azienda già in difficoltà.

Francesco Ambrosino
Francesco Ambrosino

Mi fermo qui, anche perché è ormai ora di pranzo. Quasi quasi mi faccio un panino al formaggio, guardo un porno, spalmo un po’ di Nutella sul pandoro, prendo Italo fino a Roma, raggiungo l’aeroporto e parto per New York passando per San Francisco. Nel viaggio, ovviamente, cuffie nelle orecchie e Gianni Morandi a palla!

Photo Credit: Wikimedia

Written by francescoambro

Laureato in Scienze della Comunicazione, esperto di Formazione Professionale, Comunicazione e Media Digitali. Seguace della teoria Morettiana del "non parlo di cose che non conosco", combatto ogni giorno contro il vanto dell'ignoranza.

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