Nessun esperimento è mai completamente fallito: può sempre servire da esempio negativo.

(Arthur Bloch, Legge della futilità)

Periodicamente nell’universo degli operatori della comunicazione e del marketing riaffiora come un mantra la discussione sulla morte del blog (ne aveva parlato anche Jacopo già nel 2011).

La verità è che il blog, sia nella versione personale che corporate, non solo è vivo e vegeto ma rappresenta uno strumento centrale per la comunicazione di aziende e professionisti ed il fulcro di ogni attività di inbound marketing.

Le voci più scettiche sono quelle che si sono lasciate sedurre dal canto dei social network ravvisando in essi uno scardinamento di vecchi modelli a vantaggio  di una comunicazione più smart, veloce e immediata. Purtroppo i social non sono il marketing, ma strumenti da integrare in una corretta strategia di più ampio respiro. Da non tralasciare il fatto che affidare esclusivamente alle piattaforme sociali la costruzione della propria identità sul web, della propria voce e del proprio personal brand è un rischio elevatissimo se consideriamo che non si tratta di spazi di nostra proprietà e di cui abbiamo il pieno controllo. Stiamo facendo business con il business di qualcun altro e non abbiamo controllo né sul lungo termine né sul breve termine, considerati i continui cambiamenti che possono stravolgere un’intera piano strategico al semplice mutare di un algoritmo.

Il blog resta invece un asset solido in ogni strategia di marketing online e un potente strumento di branding oltre ad essere un own media, cioè uno spazio di tua proprietà in cui esprimersi in libertà, senza limitazioni, accentrare i frammenti della tua comunicazione presenti in rete con la potenza coesiva dello storytelling, aggregare e coltivare una community, intercettare potenziali utenti/clienti, mostrare la tua proposta unica di valore e farti trovare nelle ricerche di Google.

Fare marketing con il blog è però una faccenda seria. Non a caso molti blog falliscono o vengono abbandonati dopo  soli 3 mesi secondo le statistiche.

Le ragioni sono diverse e riconoscerle e indagarle ti aiuterà ad evitarle nel tuo percorso.  Si tratta di fattori e insidie riconducibili a due sfere, una esterna e l’altra interiore, sono errori di impostazione strategica e trappole mentali.

Vediamoli.

Dillo con un tweet: Cosa porta al fallimento un blog? Errori strategici e trappole mentali.

#1 Il tuo blog è autoreferenziale

Il tuo blog è autoreferenzialeUn blog inteso come progetto imprenditoriale (non come un diario personale) deve essere consumer oriented, cioè orientato e incentrato sulle prospettive del cliente. Uno dei motivi più comuni del fallimento di un blog è l’autoreferenzialità. Di te, dei tuoi prodotti e dei tuoi servizi non frega nulla a nessuno.

La maggior parte delle persone non è interessata a Te o alla tua azienda ma ha a cuore solo una cosa: risolvere i propri problemi. E bada bene che non si tratta dell’ultima scoperta postmoderna o di un male imputabile all’era digitale. È un assioma solido del marketing tradizionale.

La gente vuole ottenere l’accesso ad informazioni di grande valore, utili a dare una risposta alle proprie necessità. Stop. Un blog autocelebrativo e autoreferenziale parla con se stesso e si prende cura del proprio ego, glorificando i propri riconoscimenti, siano essi personali o aziendali ed esaltando le magnifiche sorti e progressive della propria impresa.

Un blog di successo mette invece in atto forze centrifughe, si apre verso l’esterno, si prende cura del proprio cliente, si concentra sugli altri e sui loro bisogni e desideri, dialoga con le persone, educa e ispira con prospettive, intuizioni e stile.

Solo in questo modo può ottenere un riconoscimento. Non si impone la propria autorevolezza ma bisogna lasciare che il lettore la costruisca da solo nella propria mente.

È 1000 volte più potente e persuasivo un messaggio che si forma autonomamente nel cervello che uno imposto o suggerito.

Dillo con un tweet: Un blog di successo mette in atto forze centrifughe, si apre verso l’esterno.

#2 Non hai un approccio imprenditoriale

Non hai un approccio imprenditorialeIl problema di molti blogger, causa anche dell’autoreferenzialità, è l’assenza di una mentalità o di un approccio imprenditoriale.
 Molti blogger non hanno idea di quello che fanno, pensano che creare contenuti basti.

Cominciano a pubblicare qualche post, poi cercano un’ispirazione che non arriva e dopo qualche mese abbandonano. Ti suona familiare? Altri invece investono cura e dedizione nello scrivere, nel distribuire i contenuti e nel creare conversazione in rete. Ma ciò non basta.

Sai perché?
 Hai mai sentito parlare di un imprenditore che costruisce un business in questo modo?

Gli imprenditori di successo scrivono un business plan. Hanno obiettivi mensili e annuali. E hanno piani per come arrivarci.

Lo stesso deve valere per i blogger. I blogger che impostano specifici, obiettivi misurabili sono più propensi a far crescere realmente i loro blog. Occorre una strategia, occorre individuare un chiaro target di riferimento a cui rivolgersi, avere call to action e ctr da ottimizzare e soprattutto un modello di business.

Dillo con un tweet: La causa principale del fallimento di un blog? L’assenza di un approccio imprenditoriale.

#3 La strategia, questa sconosciuta

La strategia, questa sconosciutaSpesso i blogger meno esperti o semplicemente un po’ a digiuno di fondamenti di marketing confondono il “piano” di marketing con quello editoriale. Attenzione perché dal primo discende il secondo e soprattutto senza il primo un blog ha i giorni contati, privo com’è della propria impalcatura.

Perciò siediti e comincia a scrivere o riscrivere il tuo piano di marketing:

  • Definisci la tua audience e la tua nicchia;
  • Stabilisci obiettivi SMART per il tuo blog (specifici, misurabili, 
raggiungibili, rilevanti e definiti nel tempo);
  • Delinea una strategia per raggiungerli;
  • Identifica degli indicatori chiave di performance (KPI) per monitorare 
l’andamento delle tue azioni;
  • Elabora un piano operativo;
  • Misura costantemente performance e risultati.

È un business non un gioco. E senza avere un chiaro set di obiettivi e metriche precise e coerenti per misurare i risultati non saprai mai dove stai andando, come ti stai muovendo, cosa puoi fare per migliorare.

#4 Non hai un piano editoriale

Non hai un piano editorialeIl piano editoriale riguarda l’organizzazione semantica e su un asse temporale dei contenuti del tuo blog. Non avere un blog aggiornato regolarmente con contenuti freschi e variegati è un altro motivo di fallimento.

Non interessa a nessuno che tu pubblichi 1000 post al mese o un post a settimana, quello che conta è fare una scelta editoriale e perseguirla con regolarità e coerenza.

Personalmente preferisco un contenuto più approfondito che sia un concentrato di valore e utilità, piuttosto che popolare il blog di micro contenuti frammentati.

Questi sono spesso frutto di una vivisezione di un elaborato più lungo che viene spezzettato e dato in pasto ai lettori perdendo anche il legame con l’architettura di senso originale in nome di una pubblicazione più frequente. Ma a che pro? Per disorientare e distrarre? È sempre preferibile orientare e attrarre.

Altra prassi poco sensata è rincorrere e cavalcare costantemente l’ultima notizia, l’ultimo trend. Un modello di business molto dispendioso e poco redditizio a causa dell’enorme sforzo necessario per rimanere sulla cresta dell’onda, pubblicare prima degli altri per poi ritrovarsi con articoli “morti”, per la natura caduca della notizia in quanto tale, e un blog obsolescente che non attrae né fidelizza visitatori.

#5 Sei finito nell’oceano rosso

Sei finito nell’oceano rossoUno stuolo di marketer lì fuori è pronto a dirti che per avere successo devi andare alla ricerca di un oceano blu. Un oceano blu è uno spazio di mercato inesplorato dove non esistono rivali. L’oceano rosso invece è quello dominato da un’eccessiva concorrenza.

Il libro “Blue Ocean Strategy” (Strategia Oceano Blu) di W. Chan Kim e Renee Mauborgne invita a scovare mercati inesplorati per raggiungere nuovi clienti e rendere la competizione irrilevante.

Visto così può sembrare il Santo Graal, qualcosa di irraggiungibile per i comuni mortali ma in realtà è un concetto molto semplice per chi conosce il significato della parola posizionamento.

L’oceano blu non è altro che un posizionamento distintivo nella mente del tuo target.

Ciò significa che per battere la concorrenza non devi combattere. Devi semplicemente differenziarti. L’oceano blu dei blog è il tuo personalissimo approccio che ti condurrà ad un posizionamento unico e privilegiato nella mente delle persone e ti farà emergere in modo distintivo.

Non devi inventare nulla, non devi creare alcun bisogno. I bisogni e i problemi della tua nicchia sono sempre gli stessi, quello che devi fare è trovare il tuo metodo, la tua soluzione, il tuo approccio e il tuo stile per risolverli. Quello è l’oceano blu.

Dillo con un tweet: L’oceano blu è il tuo approccio, la tua risposta distintiva alle esigenze del tuo target.

#6 Non crei valore

Non crei valoreManca sostanza e qualità nei tuoi contenuti. Le persone sono disposte a spendere il loro tempo per leggere e condividere informazioni solo se le ritengono davvero preziose. Tuttavia semplicemente molti blog sono privi di consistenza e superficiali. Non forniscono valore.

Magari gli articoli hanno titoli accattivanti e ben congegnati dal punto di vista del copywriting persuasivo  e utilizzano come da manuale le famose bullet list ma poi a una lettura approfondita le liste risultano vuote di contenuto, non forniscono un vantaggio tangibile, la scrittura è poco brillante, oppure c’è un abuso di parole chiave che risultano ripetitive e fastidiose e ci sono anche errori di ortografia.

Marianna Farese
Marianna Farese

Tutto questo mina in pochi secondi la credibilità del tuo blog e spinge i visitatori a non tornare mai più.

7 comments

  1. Bel pezzo! Mi piace soprattutto l’accento posto sul fatto che il blog è spazio di proprietà e, pertanto, resta la base solida su cui fare leva. Il resto, social e contorno misto, al massimo fanno da puntelli.
    Mi piace anche molto la meetafora dell’oceano blu,che non conoscevo: ,ma di cui, prima che da “blogger”, ne ho avvertito il senso da semplice lettrice di un oceano troppo rosso.

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